Per molti era il "Mago della Bovisa", per gli amici era "Zaso", per tutti era semplicemente Osvaldo Bagnoli. Senza dimentica l'indimenticato Gianni Brera che lo omaggiò paragonandolo a Shopenhauer, il grande filosofo. Ma, soprattutto, era colui che alla guida di una Squadra, volutamente con la "S" maiuscola, contribuì a scrivere una delle pagine più belle della storia gialloblù: il magico scudetto del 1985. Se n'è andato ieri, Osvaldo Bagnoli, in punta di piedi come era nel suo stile. Come quando esonerato dall'Inter, uscì dal mondo del calcio. Da un mondo che oramai iniziava a non sentire più suo. Osvaldo Bagnoli è stato molto di più di un allenatore. È stato un esempio, sempre più raro ai giorni nostri, di semplicità, concretezza, rispetto e, anche e soprattutto, competenza. Sì, perchè già allora era un tecnico pratico e nello stesso modo avanti anni luce rispetto a tanti suoi colleghi e in particolare a tanti "guru" del mondo di oggi, che si professano "maestri di calcio". "El terzin el fa el terzin, el median el fa el median" il suo mantra più conosciuto. Per lui il mestiere di allenatore era semplice, bastava mettere i giocatori nel ruolo in grado di consentirgli di esprimersi al meglio. Tutti gli hanno voluto bene, giocatori e presidenti. Per rendere l'idea della persona ricordo il passaggio di un libro scritto dalla puntale penna di Matteo Fontana: al suo rientro da Bergamo dopo i festeggiamenti per lo scudetto appena conquistato, una volta parcheggiata la sua mitica Citroen , entrato in casa, alla domanda della moglie su come era andata rispose semplicemente: "Tutto bene". Verona, tutti i tifosi veronesi, e non solo, lo rimpiangeranno sempre, non lo dimenticheranno mai.

Sezione: Editoriale / Data: Sab 18 luglio 2026 alle 16:00
Autore: Enrico Brigi / Twitter: @enrico_brigi
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