L’emergenza coronavirus ha ribaltato gli equilibri delle nostre giornate tra scuole e musei chiusi, paesi in quarantena, supermercati aperti e presi d’assalto, divieti di ogni genere e grado. In questo inusuale contesto, al quale nessuno di noi era abituato, il mondo del calcio è andato letteralmente in tilt, incapace di identificare una soluzione efficace o quantomeno di buon senso. Dopo i primi rinvii della scorsa settimana, nel recente turno di campionato previsto nel fine settimana appena trascorso, anzichè rinviare l’intera giornata di serie A  - come era auspicabile da più parti - si è preferito spezzettare il tutto con l’inevitabile scontento da parte della maggior parte degli addetti ai lavori. Inizialmente per alcuni incontri, nel rispetto dell’emergenza sanitaria, si era paventata l’ipotesi porte chiuse, scelta poi accantonata per lasciare spazio al rinvio quasi a fine campionato di una serie di partite, tra le quali l’attesissimo derby d’Italia tra Juventus Inter. Torneo falsato ? Sicuramente si in quanto così facendo vengono a mancare le naturali situazioni di equità. Peraltro mentre Lega Pro e campionati dilettanti hanno subito uno stop generalizzato, in serie B le partite si sono giocate praticamente su tutti i campi. L’intera situazione, tuttavia, rimane in divenire perchè non è da escludere l’ennesimo dietro front,  con nuova rivisitazione di date e calendari. In mezzo, naturalmente, come inseriti in un assurdo tritacarne, rimangono calciatori, società e tifosi, presi  in pieno da questo assurdo vortice di ordini e contrordini. Laddove ce ne fosse bisogno, il calcio italiano ha mostrato fino in fondo il suo evidente lato debole ovvero la totale mancanza di compattezza e l’inesistenza di un sistema in grado di funzionare in maniera regolare e condivisa. 

Sezione: Editoriale / Data: Lun 02 marzo 2020 alle 14:00
Autore: Enrico Brigi / Twitter: @enrico_brigi
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