Quando lo speaker ha annunciato la formazione gialloblù che avrebbe affrontato il Genoa, inutile negarlo, in molti hanno provato un certo stupore. La scelta di affrontare la compagine rossoblù senza punte di ruolo ha sorpreso molti ma alla fine si è dimostrata la mossa vincente. Una decisione consapevole, e non certo casuale, che lo stesso Juric ha spiegato negli spogliatoi con poche semplici parole « Volevo togliere una punta sulla marcatura di Romero, perché lui è molto bravo quando ha un giocatore davanti. Ho quindi fatto giocare Verre più indietro, così da obbligarlo ad uscire dalla linea difensiva, e poter sfruttare con gli inserimenti gli spazi che si sarebbero creati alle sue spalle ». Chapeau!
La mossa tattica di domenica altro non è stata che l’ennesima conferma del livello di competenza raggiunto da questo allenatore, che dopo la parentesi poco felice proprio sulla panchina del Grifone, sta vivendo in riva all’Adige la stagione del meritato riscatto. Accolto con esagerato scetticismo al suo arrivo a Verona, da una piazza che confidava nella conferma di Alfredo Aglietti, osannato condottiero di una promozione in serie A acciuffata per i capelli, ha saputo con il tempo conquistarsi la stima e la fiducia della gente. I latini dicevano «Nemo propheta in patria » e nel caso del tecnico di Spalato sembra essere proprio così. Il rapporto con tutta la tifoseria scaligera, inoltre, in pochi mesi è così radicalmente cambiato che ora tutti chiedono con urgenza il rinnovo del contratto – che scade a giugno – prima che arrivi qualcun altro.
Secondo gli addetti ai lavori Juric è il vero artefice del miracolo gialloblù di questa stagione. D’accordo con il diesse Tony D’Amico, che ha seguito le sue utili indicazioni, ha puntato su alcuni reduci della promozione (Silvestri, Faraoni, Di Carmine e Zaccagni) , lanciato il giovane Kumbulla e aggiunto due quasi “sconosciuti” come Rrhamani e Amrabat, diventati ora oggetto del desiderio di Napoli e Inter. L’organico è stato, poi, completato con l’arrivo dei “fedelissimi” Veloso, Lazovic e Gunter, da lui conosciuti da vicino durante l’esperienza sulla panchina ligure. A far da sfondo l’idea di calcio di Gasperini, attuale mister dell’Atalanta, del quale il tecnico gialloblù rimane fedele adepto. Il suo principio ispiratore, fin dal primo giorno di ritiro è stato molto semplice: fatica e sudore, corsa e sacrificio. Una ricetta semplice, magari all’inizio difficile da digerire, ma che ha iniziato a dare i suoi frutti. Tutti i giocatori si sentono parte del nuovo progetto e i risultati ottenuti non sono altro che la logica conseguenza. Senza grandi fenomeni, come lui stesso ha più volte ammesso, l’ex tecnico del Genoa ha messo le basi per un piccolo miracolo calcistico che ha già fatto innamorare tutti i tifosi e non solo.
Davanti a questi risultati giocoforza entrano ora in scena gli obiettivi stagionali. La permanenza in serie A, primario obiettivo di questo campionato, non è ancora in cassaforte tuttavia la strada appare ben tracciata. Inevitabilmente iniziano a farsi largo i primi desideri di alzare l’asticella visto che qualcuno ha comiciato già a parlare di Europa. Juric, che conosce molto bene da dove viene, e non ha mai smesso di ricordarlo ai suoi giocatori, predica grande umiltà e profilo basso perché le delusioni sono sempre in agguato. Per i voli pindarici è ancora troppo presto, se ne riparlerà, eventualmente, a tempo debito. E in questo caso i suoi meriti potrebbero essere ancora maggiori.
Autore: Enrico Brigi / Twitter: @enrico_brigi
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