L'Arena: "Cuore testa e carattere, l'Hellas batte il Chievo e fa festa al Bentegodi"

Squadre troppo contratte nel primo tempo, tanta paura e zero emozioni.
Poi il lampo di Caracciolo che non perdona; la squadra di Maran cerca di reagire ma il bunker del Verona resiste
11.03.2018 10:00 di Giorgia Segala  articolo letto 137 volte
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L'Arena: "Cuore testa e carattere, l'Hellas batte il Chievo e fa festa al Bentegodi"

A volte non bastano la classe, la tecnica e l’esperienza. Soprattutto quando si gioca un derby. Questa volta hanno vinto il cuore e il carattere, questa volta tocca all’Hellas far festa.

Una sfida tutta in salita per Pecchia. A poche ore dal fischio d’inizio arriva il forfait di Kean e il mister deve rivedere anche l’attacco. Petkovic è il giocatore gialloblù più avanzato, Matos giostra alle spalle del fantasista croato, Verde parte da destra, Felicioli si piazza a sinistra. Quattro in linea davanti a Nicolas Ferrari e Fares esterni, Caracciolo e Vukovic centrali – Calvano e Buchel in mediana.

Solo problemi di abbondanza per mister Maran con tutta la rosa a disposizione. Il tecnico del Chievo si affida a un 4-3-1-2 ormai rodato con Birsa dietro Meggiorini e Inglese,a centrocampo Radovanovic con Hetemaj da una parte e Castro dall’altra, in difesa Cacciatore, Dainelli, Bani e Gobbi.

Molto aggressivo fin dall’inizio il Chievo che mette pressione ai portatori di palla del Verona fin dalle prime battute, Buchel e Calvano non sono certo due “cesellatori” del pallone e hanno qualche problema di troppo quando devono far ripartire l’azione. Tanto agonismo, soprattutto in mezzo al campo, ma la partita stenta a decollare.

Una buona iniziativa di Inglese in area dell’Hellas fa risvegliare i gialloblù che alzano il baricentro di una ventina di metri ma non è facile giocare in A senza punte di ruolo, Petkovic e Matos fanno quello che possono ma Bani e soprattutto Dainelli sembrano due professori che danno lezione di tattica applicata alla difesa. Cacciatore chiude bene su un bel taglio di Felicioli, Sorrentino respinge con i pugni una conclusione di Buchel. Il Verona è tutto qua.

Passano i minuti e il Chievo riprende in mano la gara, niente di eccezionale per carità, ma quando la palla arriva dalle parti di Birsa ti aspetti sempre la giocata che può infiammare il derby.

All’inizio della ripresa Maran toglie Meggiorini, manda in campo Giaccherini e ritocca il modulo con Birsa e l’ex napoletano alle spalle di Inglese. L’Hellas riparte con gli undici che hanno chiuso il primo tempo – anche perché Pecchia non ha tante alternative in panchina – ma l’atteggiamento è diverso e dopo una manciata di minuti passa in vantaggio. Angolo di Verde, ribatte Hetemaj, ancora Verde, traversone basso, sinistro di Caracciolo che non perdona Sorrentino. Fanno festa i giocatori in campo, si risvegliano anche i tifosi del Verona. «E quando i blu, saranno in ciel…», cantano tutti insieme.

Ora tocca al Chievo riprendere in mano la sfida per cercare il pari. Fuori Hetemaj, dentro Pellissier, il guerriero di mille battaglie. Si torna al 4-3-1-2, Giaccherini arretra a centrocampo, Birsa gioca a sostegno di Inglese e del capitano. Mosse e contromosse per i tecnici con Pecchia che risponde con Zuculini al posto di Verde, un 4-3-3 che diventa un 4-5-1 in fase difensiva quando Matos e Felicioli si allineano ai centrocampisti.

Sale anche la tensione in campo, si vede qualche calcione di troppo ma Damato tiene in mano la gara senza troppi problemi. Alla botta di Radovanovic dalla distanza risponde Buchel con un sinistro dal limite ma i portieri dormono sonni tranquilli. La partita scorre via senza troppe emozioni, il Chievo fa circolare la palla ma è sempre troppo prevedibile, l’Hellas cerca di ripartire con Petkovic e Matos ma girano al largo dall’area di rigore. Le gambe sono sempre più pesanti e scarseggiano le idee, soprattutto nel Chievo che butta qualche pallone in area con poca convinzione.

Il bunker del Verona resiste e ora la salvezza non è solo un sogno.