GdS: "Segna Barak e l’Udinese batte il colpo"

I bianconeri vincono dopo 14 partite
Hellas, pure l’ultima al Bentegodi è un flop
14.05.2018 09:30 di Enrico Lamonea  articolo letto 80 volte
Fonte: Gazzetta dello Sport
© foto di Matteo Bursi
GdS: "Segna Barak e l’Udinese batte il colpo"

Sbuffando e faticando, l’Udinese ritrova qualcosa di misterioso, un miraggio che cominciava ad avere i contorni sfumati. Non vinceva dal 28 gennaio (a Marassi col Genoa), poi ha perso 12 volte e pareggiato due,sperperando quasi interamente un tesoretto invidiabile in quel periodo, terza diritorno, quando si parlava addirittura di Europa. Il Verona era l’avversario ideale per rompere l’imbarazzante digiuno: già retrocesso, demotivato, odiato dalsuo pubblico. Vittoria doveva essere e vittoria è stata, logico che nessuno, Tudor per primo, faccia lo schizzinoso pensando allo spettacolo che non c’è stato.

CHE COPPIA, I CECHI

L’Udinese ha giocato discretamente tre quarti del primo tempo: subito due occasioni, il gol, a seguire ordinaria amministrazione. Ritmi bassi e zero pericoli. Tudor ha deciso di cambiare qualcosa, passando alla difesa a 4, con due centrocampisti muscolari (Behrami e Hallfredsson) e De Paul a sostegno di Lasagna, l’unica punta, ieri non molto brillante. La differenza l’hanno fatta i due esterni arrivati dalla Repubblica Ceca: Barak prima dà una palla deliziosa a De Paul poi, sfruttando una dormita della difesa, mette dentro un cross di Jankto, che al 5’ aveva mandato Lasagna davanti a Nicolas. Gol, assistetanto movimento che Romulo e Zuculini non ha sanno saputo contrastare. Poteva essere 3-0 e invece l’Udinese si è trovata a gestire il vantaggio minimo, rischiando però molto poco. Tudor nel finale si è anche divertito a fare qualche esperimento tattico: due punte di ruolo, quindi Balic per Lasagna, poi Maxi Lopez accanto a Perica per il 4-3-1-2 conclusivo. «Contava solo il risultato», ha ammesso il tecnico. Ha ragione lui: ora, con due punti di vantaggio su Crotone e Spal, la classifica fa meno paura.

NEMICO BENTEGODI

Con il poco invidiabile record disconfitte nella sua storia in A (26, questa è la sesta consecutiva), il Verona saluta,sifa per dire, il pubblico che ricambia a suo modo. Cori ironici: «Fabio Pecchia portaci in Europa». Striscioni di vario genere, dagli insulti al raffinato gioco di parole: «Adesso via tutti, indegni bastardi». «Setti, credito finito». «La squadra risPecchia l’allenatore: fallimento totale» e a scanso di equivoci il nome del tecnico è scritto in rosso. Qualcosa di decente si è notato nel secondo tempo, quando la squadra ha almeno dato segni di esistere. Per il resto, un film già visto: difesa instabile, centrocampo con poca personalità (Fossati, che fatica con De Paul), Cerci in difficoltà a fare il falso nove. Unica nota positiva: il sudcoreano Lee. Pecchia ha ammesso uno dei tanti difetti di fabbricazione dell’Hellas: «Non avere attaccanti di riferimento è stata la difficoltà maggiore». Poi ha ricordato che questa è stata «una grande esperienza, molto formativa». Contento lui.