GdS: "Non chiamatela B"

11.10.2018 12:00 di Ilaria Lauria  articolo letto 187 volte
Fonte: Gazzetta dello Sport
© foto di DiLeonforte/TuttoCesena.it
GdS: "Non chiamatela B"

S i discute da tanto tempo su quello che dovrebbe essere il percorso di crescita ideale per la crescita dei calciatori. Dai vivai più importanti (verosimilmente quelli della Serie A) ogni anno escono calciatori dalle diverse prospettive e con varie maturazioni. C’è chi è pronto per restare in A, chi merita un anno probante in Bechi necessita di una più severa maturazione in C. Ecco, la scorsa estate dalla massima categoria sono scesi di un gradino 98 calciatori: sarebbero stati di più se le società di B non fossero scese a 19, ma intanto sono in media più di 5 per squadra. Dai 9 del Padova al singolo del Cittadella, l’andazzo è questo. Certo, non tutti sono giovani di prospettiva (per la Nazionale, magari...): ci sono anche giocatori più esperti, che in A non avrebbero avuto spazio.

LE FORMULE
I club di A , oltre a contribuire all’ingaggio, possono garantire una valorizzazione del calciatore, in base alle presenze. I prestiti possono variare: ci sono quelli secchi, quelli con opzione di riscatto (magari con controriscatto a favore del club di A, che consente una buona entrata a quello di B) o con obbligo di riscatto. E’ logico che i club di B prediligono l’opzione, potendo così acquistare a una cifra prefissata il calciatore che magari durante la stagione è esploso.

LE SCELTE
Il Padova ha bussato 9 volte alla porta della A per un semplice motivo: «E’ il nostro primo anno in B—spiega il d.g. Giorgio Zamuner — e non potevamo fare grandi investimenti. Così abbiamo sfruttato i buoni rapporti con Juventus e Sassuolo per avere qualche loro giocatore». A pochi chilometri c’è invece il Cittadella, che ha una linea ben diversa: «Noi sui calciatori preferiamo investire — commenta il d.g. Stefano Marchetti — ed economicamente siamo più competitivi nelle serie inferiori. Se deve arrivare un giocatore dalla A può essere Finotto in prestito perché volevamo proprio lui, oppure Panico dal Genoa che, nell’ambito della cessione di Kouame, abbiamo voluto a titolo definitivo proprio per patrimonializzare». Molto meticolosa la ricerca del Perugia: 8 giocatori da 8 squadre di A diverse. Più chiare altre strategie: la Salernitana ha 4 giocatori della Lazio perché ha lo stesso proprietario, il Cosenza 4 della Fiorentina per la stretta collaborazione tra i manager.

CHI CI CREDE E CHI NO
L’Atalanta, storicamente uno dei club più attenti alla valorizzazione dei talenti, ha mandato in B ben 14 giocatori. Spiega l’a.d. Luca Percassi: «La Serie B è il campionato ideale per un ragazzo che esce dal settore giovanile e non è ancora pronto per la prima squadra. Noi li mandiamo volentieri. E non è un caso che nella Nazionale campione del mondo 2006 quasi tutti i giocatori abbiano fatto un passaggio più o meno lungo in B». Spicca poi il Sassuolo, con ben 11 ragazzi distribuiti in 6 club. Le squadre con meno giocatori in B sono il Frosinone (comprensibile) e, curiosamente, il Milan, con un giocatore: Felicioli a Perugia.

I MIGLIORI
Oltre alle valutazioni economiche (non prioritarie ma quasi), ci sono quelle tecniche. Il Verona per esempio non ha puntato a caso su Matos: il brasiliano può fare la differenza e il prezzo al quale potrà essere riscattato (2 milioni) lo giustifica. Altri attaccanti che stanno facendo molto bene — e quindi hanno prospettive di A — sono Palombi (Lazio) a Lecce, Vido (Atalanta) a Perugia e Pierini (Sassuolo) a La Spezia. La Fiorentina si coccola la crescita di Castrovilli a Cremona, il Sassuolo ha un talento vero in Bandinelli a Benevento (oltre a Ricci) così come per la Juve promette bene Clemenza a Padova. E chissà che non abbia ragione Percassi: magari tra qualche anno saranno proprio questi che faranno nuovamente risplendere il tricolore.