L’Arena, Pecchia: “La salvezza con quattro vittorie”

12.03.2018 08:45 di Anna Vuerich  articolo letto 387 volte
Fonte: L'Arena
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L’Arena, Pecchia: “La salvezza con quattro vittorie”

Quattro vittorie. È questa la missione possibile per l’Hellas di Pecchia. Prima della doppia trasferta a Genova e Roma (Lazio) avevamo pubblicato una nostra tabella riguardo la quota salvezza. Ebbene, nonostante i risvegli di alcune squadre, restiamo della stessa idea. A 34 punti il Verona potrebbe salvarsi.
«La penso anch’io così, diciamo che può andare» raccontava Pecchia nel dopo derby. Il suo grido. «O vittoria, o morte!» comincia a dare i propri frutti.

«NOI SIAMO QUESTI». È la frase che sembra definire al meglio il «Verona 2». Riplasmato da Fusco e Pecchia dal mese di gennaio. Mentre il mister, con grande pazienza, completava l’opera di ricostruzione dei vari Buchel, Kean e Felicioli, perchè no, Fusco pescava dal mare a basso costo, gente da legione straniera del calcio. Ma si quei carneadi capaci di dribblare in un solo modo o di calciare con un solo piede, ma con una generosità infinita. D’altronde è quello che vuole il pubblico veronese. Una squadra generosa e «cattiva». Lo impone il vecchio stile inglese, che alberga ancora in curva e non solo per via dell’enorme «Union Jack» appoggiata alla ringhiera. Alle giocate discontinue di Bessa, la gente preferisce un allungo di Fares o un recupero in tackle di Calvano. Il derby col Chievo è stato un po’ così.
«Noi siamo questi» sembrano voler dire i gialloblù in coro. Ovvero se il Verona incontra la Lazio all’Olimpico, allora non c’è partita o quasi; se arrivano, però, squadre con crisi di identità o dirette concorrenti, beh allora, la musica cambia.

VERONA CINICO. I gialloblù col Chievo la fortuna se la sono cercata. Questa è arrivata puntualmente. Due esempi? Nicolas è stato decisivo una volta in novanta minuti su Castro e pure Caracciolo, bomber inventato da quel grande illusionista che è Jagos Vukovic. Il serbo è sceso dall’Orient-Express di una carriera da girovago e, una volta a Belgrado, ha preso il suo bel trenino per Verona. Dalla sua borsa piena di trucchi ha estratto un concentrato di forza, carisma e carattere.
Ne è rimasto colpito in pieno Caracciolo ma statene certi che se fosse arrivato prima anche il tanto vituperato Souprayen avrebbe avuto qualche chance in più. Vukovic ricorda Gutiérrez, uomo vero che sfiorò l’impresa mai compiuta da Osvaldo Bagnoli: la salvezza nel 1990. Prima il Verona o non tirava in porta oppure falliva occasioni clamorose. Vukovic a parte, ora oltre a subire molto meno, riesce pure a capitalizzare al massimo.

CERCI CHE FAI? Ora che si è bloccato Kean, l’ex granata servirebbe come il pane. Ve lo immaginate un Cerci con gente come Petkovic e Matos che corre e lotta dietro a lui? Così giusto per dire, ci piacerebbe poter vedere all’opera l’ultimo dei mohicani del Verona che fu, la scorsa estate a San Martino di Castrozza ed invece non è stato. Ricordate? Pazzini, Bessa, Cassano e Cerci.

PECCHIA PIU «ITALIANO». C’è poco da fare il giudizio basato su opinioni precostituite non porta lontano, soprattutto nei confronti di un tecnico che, pur sbagliando, ha sempre cercato una via d’uscita. Come d’incanto, l’ultima uscita mediatica di Setti, con addio annunciato a fine anno di diesse e allenatore, ha tolto pressione. La squadra ne ha beneficiato e l’ambiente si è ricompattato. L’intuizione di Pecchia? Dietro la linea della palla e via di ripartenza. Se l’Italia ha vinto nel mondo così, perché non provare a salvarsi nello stesso modo?

PERICOLO OROBICO. L’Atalanta non sarà ne il Toro, ne il Chievo, con grande rispetto per entrambe s’intende. È un bene che rientrino sia Valoti che Romulo. Riuscire a non perdere con la formazione di Gasperini, equivarrebbe ad una vittoria. Ora l’Hellas deve cercare di muovere la classifica, anche di poco, perché le quattro vittorie potrebbero, nel caso di qualche punto strappato qua e là, diventare anche tre. Tremenda però l’Atalanta, che ha giocato, gioca e giocherà un calcio tutto suo. La catena di montaggio bergamasca non conosce ne scioperi, ne difetti di fabbrica. Struttura societaria, idee e uomini di valore per un flusso continuo, che ha nei risultati in campo la sua espressione più elevata.