L'Arena: "Cinque domande a Anthony Seric"

11.11.2018 14:00 di Anna Vuerich  articolo letto 103 volte
Fonte: L'Arena
© foto di Luigi Gasia/TuttoNocerina.com
L'Arena: "Cinque domande a Anthony Seric"

Il suo legame con Verona è sempre fortissimo. Anthony Seric ha vissuto l'Hellas per tre anni, passato nel 2002 al Brescia di Baggio e Guardiola subito dopo il secondo dei suoi tre Mondiali con la Croazia. Compreso quello del terzo posto del 1993 alle spalle di Francia e Brasile. Adesso Seric è agente sempre in giro per l'Europa, soprattutto in Turchia.

Perché su WhatsApp ha scelto una sua foto con Baggio? Perché è stato il più grande di tutti. Perché quando il tempo passa, ed io a breve compirò quarant'anni, più che le gesta tecniche dei giocatori che ho conosciuto, resta soprattutto il valore umano. Perché aveva un'umiltà impressionante e condividere lo spogliatoio con Baggio in quel Brescia fu un onore.

La sua impressione del Verona di oggi? Ho visto delle immagini della partita con la Cremonese. Grosso ha idee, è evidente che qualcosa sta nascendo. Manca però la concretezza. Nel calcio c'è il momento per manovrare e quello in cui devi andare dentro deciso e fare gol.

Perché Pazzini fuori nelle ultime quattro partite? Da lontano non posso giudicare fino in fondo, ma è chiaro che in Serie B uno come Pazzini per me deve andare in campo sempre. Con tutto il rispetto per le scelte di Grosso. I motivi sono due: o non sta bene o non è motivato. Se va in panchina però vuol dire che non è infortunato. Ed escludo che uno come Pazzini non abbia il desiderio di essere utile al Verona.

Il Brescia può restare in alto fino alla fine? Sì, perché è equilibrato e Corini sta lavorando bene. Il Verona è più forte, ma adesso il Brescia sta meglio. E' un derby, quindi decideranno gli episodi. Saranno novanta minuti tosti, una gara anche bloccata e con poche occasioni. Ma se il Verona vuole fare un salto in avanti e legittimare i suoi obiettivi di promozione deve tornare a casa con i tre punti.

Come legge la convocazione di Tonali in Nazionale? Vent'anni fa, con i giocatori forti della mia epoca, non sarebbe mai successo. Una bellissima cosa che Mancini l'abbia chiamato, ma anche lo specchio del calcio italiano dove di qualità non ce n'è poi molta. Lui è un ottimo prospetto, ma va curato con pazienza.