GdS, parola ai Mandorlini. Chi va in A? Andrea: "Cremonese e Padova", Matteo: "Benevento e Verona"

22.09.2018 08:00 di Anna Vuerich  articolo letto 1913 volte
Fonte: Gazzetta dello Sport
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
GdS, parola ai Mandorlini. Chi va in A? Andrea: "Cremonese e Padova", Matteo: "Benevento e Verona"

Matteo ci resta un po’ male quando il babbo lo ignora per buttarsi sulle nipotine. Poi però si parla di calcio, Andrea torna a fare l’allenatore e si dedica al figlio calciatore. Domani i due Mandorlini sono contro in Padova-Cremonese e sono felici. Il tecnico della Cremonese perché allena una squadra ambiziosa e torna in una città che lo ha amato, il centrocampista perché ci sarà: tra i protagonisti della promozione in B, era finito fuori rosa. I compagni ne hanno chiesto il ritorno, il tecnico Bisoli si è convinto, il club ha approvato. E la sfida in famiglia si rinnova. È la sesta volta, un po’ di emozione ci sarà ancora?

ANDREA «Il figlio è il figlio, quando era fuori rosa l’ho visto soffrire. Mi fa piacere ritrovarlo, lo merita. Un mio giocatore mi ha detto che lo mena. Gli ho risposto: “Non poco, mi raccomando”».
MATTEO «Molta. Non pensavo di poterlo più affrontare. L’ultima volta nel 2012-13 (Grosseto-Verona, ndr), poi lui è andato in A e io in C. Invece rieccoci».

La prima volta (Verona-Brescia 2011-12) come era stata?
A «Lui entrò dalla panchina e io andai ad abbracciarlo, commovente. Ero orgoglioso di lui».
M «Clamorosa. Era il mio esordio col Brescia, poi ho sempre giocato. Ho fatto il terzino e passavo davanti alla sua panchina: era contento, ha vinto...».

Al ritorno andò diversamente: vittoria del Brescia al 90’...
A «Sì, ero un po’ incazzato...».
M «Anche quella volta ho giocato praticamente davanti alla sua panchina. Me ne ha dette di tutti i colori. Massacrava i suoi giocatori, ma anche me».

Che consigli dava il Mandorlini ex calciatore al figlio che voleva diventare calciatore?
A «Ho sempre lasciato libertà, so cosa vuol dire per un allenatore avere a che fare con certi genitori. Però in privato qualcosa gli dicevo».
M «Di calcio parliamo tutti i giorni, anche con mio fratello (Davide ha smesso dopo aver portato il Ravenna in C nel 2017, ndr). Papà mi correggeva solo quando facevo un po’ il fenomeno e alzavo la cresta».

Andrea è rimasto fermo da aprile 2017 (Genoa) ad aprile 2018 (Cremonese), Matteo è stato fuori rosa fino a due settimane fa. Come sta un Mandorlini ai margini?
A «È dura, soprattutto per chi ci sta vicino. Lui ha le bimbe che lo consolavano, ma quando ci vedevamo o ci sentivamo l’amarezza era evidente».
M «Lui stava male per me, come io stavo male per lui. Però abbiamo vissuto questa situazione con professionalità: mi allenavo a prescindere dalla rabbia. E adesso il mio momento è arrivato, il lavoro paga».

L’estate insieme nella spiaggia di famiglia a Marina di Ravenna: s’è parlato di questo confronto?
A «Ho anche pensato di portarlo a Cremona. È un giocatore bravo, avrei voluto allenarlo».
M «Sì, aspettavo questa sfida: meno male poterci essere».

Susanna, moglie di Andrea e mamma di Matteo, per chi tifa?
A «Non verrà, deve stare con i nipoti, di sicuro da mamma preferirà il figlio».
M «Tiferà 50 e 50, anzi no: 51 per me».

E Davide per chi tifa?
A «Spero che venga, sarà emozionato anche lui».
M «Mi sa 51 per il babbo».

Anche Davide ha due figli: che voto diamo a nonno Andrea?
A «Potrei fare meglio, sono poco presente. Con le tre bimbe cambio, non mi riconosco. Davide ha un maschio, che ha chiamato proprio Andrea: ha 8 anni e la dinastia prosegue. È l’unico mancino di famiglia, bello tosto, gli piace giocare: si vede che è un Mandorlini».
M «Nove. Un nonno dolce, si scioglie, non si direbbe...».

Tutti e due interisti?
A «Anche Andrea junior, non scherziamo: lo vede un Andrea Mandorlini non interista? Abbiamo grandi aspettative, da Cremona potrò andare spesso a San Siro».
M «Dalla nascita. Mio padre è molto attaccato, all’Inter ha vinto lo scudetto 1989. Nelle prime tre ci arriviamo, ma è sempre pazza Inter».

Anche Bisoli si troverà contro il figlio quando sfiderà il Brescia.
A «Anche per lui sarà un’emozione, sembra burbero ma in fondo – in fondo – ha un cuore grande.
M «Provo a immedesimarmi, sarà così anche per loro».

Padova: il passato per Andrea, il presente per Matteo.
A «Un bellissimo ricordo. Andai via solo perché mi chiamò il Siena in A e il Padova era in C, ma sbagliai: dovevo aspettare, costruire e arrivare in alto con più calma».
M «I tifosi mi parlano bene di mio padre e questo affetto mi ha aiutato. Io però qui ho vinto un campionato, lui invece...».

 Giorgio Zamuner è stato giocatore di Andrea alla Triestina e ora è direttore di Matteo.
A «Ci lega tantissimo, lo volevo anche come allenatore in seconda. Non avevo capito la situazione di Matteo fuori rosa, poi tutto si è risolto”.
M «Lo conosco da quando avevo 14 anni, è stato mio agente per dieci anni. Lo stimiamo».

Vi piace questa B a 19 (o 20...)?
A «È molto più competitiva, ci saranno tante sorprese».
M «A 22 era lunghissima, potevi trovarti in un attimo in alto o in basso. Così si alza il livello, è più difficile salvarsi».

Chi va in A?
A «Retrocesse e Palermo sono i più attrezzati, ma può succedere di tutto, anche per noi...».
M «Benevento e Verona, poi Palermo e Crotone. E occhio alla Cremonese».

Una rivelazione?
A «Cremonese e Padova, scontato. Noi abbiamo una proprietà seria, cerchiamo di non deludere il cavalier Arvedi».
M «Il Padova può dire la sua».

Quale Mandorlini arriva davanti?
A «Se lo merita il papà, per l’esperienza...».
È davanti quello grande, però adesso ci può essere il sorpasso, occhio!».