GdS: "Kean, Tonali &co. L'azzurro abbatte il muro del Duemila"

18.11.2018 16:00 di Anna Vuerich   Vedi letture
Fonte: Gazzetta dello Sport
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
GdS: "Kean, Tonali &co. L'azzurro abbatte il muro del Duemila"

Il muro del Duemila è stato frantumato. E come quando viene abbattuto qualche record nell’atletica, niente sarà più come prima. Quel muro lo ha tirato giù a colpi di muscoli ed esuberanza Moise Kean: a ottobre, è stato il primo giocatore nato nel 2000 a segnare con l’Under 21 azzurra (su rigore contro la Tunisia), e poi si è ripetuto qualche giorno fa contro l’Inghilterra, di testa, in modo poderoso. Tre presenze e due gol con la Nazionale guidata da Gigi Di Biagio, così è scattato il campanello nella testa di Roberto Mancini: mandatemi ‘sto ragazzo. Moise convocato con il gruppo dei «grandi», a far compagnia a Sandro Tonali, l’altro Duemila già alla corte del c.t. azzurro, per il quale i paragoni con Andrea Pirlo si sono già sprecati, forse esagerando un po’. Chiamiamola Generazione K, come Kean: sono i ragazzi del serbatoio azzurro, che comincia a farsi nutrito.

ECCEZIONI I Duemila pronti o quasi sono un’eccezione, sia chiaro. Come Pietro Pellegri: addirittura classe 2001, il più giovane a esordire in Serie A (a 15 anni e 280 giorni) con la maglia del Genoa e terzo più giovane marcatore, già venduto a peso d’oro al Monaco. Convocato da Mancini a settembre, oggi infortunato, con ogni probabilità è lui il centravanti del futuro, magari in coppia con Kean, che con Di Biagio si è ritagliato uno spazio proficuo partendo dall’ala sinistra. Eccezioni, appunto: in A quest’anno non hanno ancora giocato dei Duemila italiani, in B siamo appena a quota 3. A quell’età, la maggior parte dei ragazzi gioca ancora in Primavera: come il centrale difensivo atalantino Davide Bettella o il romanista Alessio Riccardi, trequartista del 2001 del quale si dice un gran bene. Ma basta guardare un anno più indietro - senza dimenticare i più «vecchi» Gianluca Mancini, appena chiamato da Roberto, Mandragora, Parigini, Cutrone, Locatelli, elementi dell’Under 21 e dopotutto non così lontani da Donnarumma, Barella e Chiesa che in Nazionale A ci stanno benissimo - per scoprire che la giovane Italia cresce.

PROMESSE Nicolò Zaniolo è il primo della lista dei ragazzi del ’99 destinati a un futuro ben più fortunato dei loro predecessori nati un secolo prima. Non a caso Mancini lo ha già visto da vicino nello scorso giro di convocazioni. Fisico imponente, piedi raffinati, è centrocampista modernissimo: costruttore di gioco e di inserimento, Di Francesco non ha esitato a dargli minuti in campionato e in Champions. Come all’altro giallorosso Luca Pellegrini, specie rara del calcio italiano: è il terzino sinistro che tutti stanno aspettando. Mace n’è per tutti i ruoli. In difesa sta uscendo Alessandro Bastoni. Gasp lo fece esordire poco più che diciassettenne (insieme a Melegoni, altro ’99), ora si sta ritagliando uno spazio al Parma e in Under 21. Deve ancora limare qualche ingenuità - come molti della sua età, inevitabilmente - ma struttura fisica e un sinistro preciso sono più che promettenti. GLI ALTRI A centrocampo, c’è chi giura che Davide Frattesi possa essere addirittura superiore a Tonali: i due, con Zaniolo, formavano il centrocampo dell’Under 19 vicecampione d’Europa, che poteva contare anche su Christian Capone, altro prodotto del prolifico vivaio dell’Atalanta, mentre in attacco, oltre a Kean, gli azzurri schieravano Riccardo Scamacca e Andrea Pinamonti. Soprattutto Pinamonti, scuola Inter, sembra avere colpi fuori dal comune e il Frosinone nelle ultime settimane se ne sta accorgendo (2 gol nelle ultime 2 presenze). E parlando di campionato, c’è attesa per la «conferma» di Enrico Brignola, aletta estremamente elettrica e con un sinistro raffinato che De Zerbi ha lanciato al Benevento e portato al Sassuolo.

CLUB ITALIA Sono tutti ragazzi che gravitano intorno ai pianeti azzurri. E qui vale la pena sottolineare il lavoro «fluido» delle nostre nazionali giovanili. Under 19, Under 20, Under 21 e Nazionale A lavorano come vasi comunicanti a seconda delle esigenze, e in certi casi danno anche «minutaggio» ai ragazzi che nei club giocano di meno. Proprio come Kean: 12’ stagionali con la Juve, tre gare da titolare con Di Biagio. E i muri vengono giù.