GdS, intervista a Luca Toni: l'ex attaccante azzurro giudica i bomber della A

18.08.2018 09:00 di Anna Vuerich  articolo letto 510 volte
Fonte: Gazzetta dello Sport
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
GdS, intervista a Luca Toni: l'ex attaccante azzurro giudica i bomber della A

Lui e CR7 hanno almeno una cosa in comune, anzi due. Succede quasi sempre che il loro nome faccia compagnia al cognome: Luca Toni, non Toni, come l’altro è Cristiano Ronaldo, quasi tutto attaccato. La seconda cosa in comune non è la presenza sul pianeta Instagram, dove Toni è appena (finalmente, gli scrivono gli amici) atterrato: hanno caterve di gol alle spalle. Ronaldo non solo alle spalle, si prevede: e Toni ci racconta le sue previsioni per la nostra corsa del gol.

Non sarà originale, ma è la domanda che si fanno tutti: quanti gol segnerà Ronaldo in campionato? «Intorno ai 30: dipenderà anche da quante ne giocherà».

Pensa anche lei che si «preserverà » molto per la Champions? «Ma va’: al limite proveranno a preservarlo... Quelle di Champions le giocherà tutte, ma dubito che ne salterà tante in campionato: la Scarpa d’Oro resta una bella calamita, ma c’è uno stimolo ancora più forte».

Tipo? «Si dice che in Italia per gli attaccanti sia più difficile fare gol: vorrà dimostrare che la regola non vale per lui».

Sta nascendo la coppia Dybaldo: chi ci guadagna di più, a giocare con l’altro? «Dybala, per un motivo non puramente calcistico. Ronaldo, se Paulo guardandolo avrà voglia di imparare, gli insegnerà l’importanza di essere un grande professionista. E poi, ovvio: portandosi via attenzioni gli regalerà tanta libertà in più. Ma questo è un giochino che piacerà a tutti e due».

E meno agli avversari «Se saranno bravi a renderlo reciproco. Dybala salta l’uomo come pochi, scombussola le difese: aiuterà Ronaldo a non trovarsi sempre due difensori addosso ».

E Mandzukic? «Sbaglia chi pensa che avrà un ruolo più marginale. Usare le tre punte, soprattutto in Italia, è una scelta coraggiosa: per giocare così un attaccante che corre come un mediano, e poi fa pure gol, è fondamentale».

Impressionato anche lei da Lautaro Martinez? «Dei flash mi hanno colpito. Vale lo stesso discorso fatto per gli juventini: Lautaro potrà dare una bella mano a Icardi».

E convincerà Spalletti a giocare con due punte? «Non credo sarà una regola, ma sarà una soluzione. Purché non stiano troppo vicini: oggi due punte attaccate non si vedono più. E muovendosi fra le linee, Lautaro potrà trovare anche spazi più interessanti».

Keita è una scommessa? «La sua scommessa sarà diventare uno che segni di più, trovando più freddezza vicino alla porta. Oggi, più che fare gol, lo vedo farne fare agli altri».

E come vede Higuain nel Milan? «Benissimo. Il 433 di Gattuso è perfetto per lui, com’era perfetto a Napoli: nella Juve gli toccava sacrificarsi un po’ di più, così sarà più fresco al momento di segnare. Anche di testa».

Nel senso? «La voglia di rivincita conta, tanto più per uno come lui. Higuain è tipo da “Cara Juve, ora ti faccio vedere che hai sbagliato: io non valgo meno di Cristiano Ronaldo”».

Immobile, 29 gol nella Lazio: impresa irripetibile? «E perché? Negli ultimi anni italiani 29, 21 e 22 gol: non può essere un caso. E non c’è benzina migliore di sfidare ancora più rivali, tutti fortissimi».

L’anno buono per Milik? «Lo spero tanto per lui. Ha potuto fare una preparazione vera: tocca a lui dimostrare di essere l’attaccante che il Napoli aveva scelto prima di “inventare” Mertens centravanti».

Ecco, appunto, Mertens: con lui come la mettiamo? Anzi: come la mette Ancelotti? «Eh, sono curioso di vedere le scelte che farà, come vorrà giocare. E quanta voglia avrà Mertens di fare un passo indietro: lui ha capito che da centravanti può segnare molto di più e quando cominci a giocare più vicino alla porta, poi ti piace. Perché ti piace fare gol».

Le piace Kluivert? «Tutto da scoprire, un po’ come questa nuova Roma. Mi verrebbe da dire che è un grande acquisto in prospettiva futura, ma a volte certe chimiche sono imprevedibili: magari si trova bene subito dentro la squadra e diventa la sorpresa della A».

E se non sarà lui? «Azzardo: Zapata. Gli manca solo la continuità in zona gol, il salto necessario per segnare di più: Gasperini e il gioco dell’Atalanta sono l’ideale per farlo, quel salto».

L’attaccante rivalutato? «Sono curioso di vedere come reagirà Belotti dopo un anno così difficile. Spero sia lui: alla Nazionale servono attaccanti che tornino ad essere importanti ».

E il giovane emergente? «Spero Cerri. Per certe cose mi rivedo un po’ in lui: valigia spesso in mano, grande fisicità, attaccante d’area, quei veri “nove” che oggi sono un po’ più rari. Mi piacerebbe che si sbloccasse anche in A».

L’ultima, non è originale neanche questa ma fa tendenza: chi vince la classifica cannonieri? «Dicono tutti Ronaldo, Io dico occhio a Icardi e Higuain».

Più che a Dzeko? «Dzeko vuol dire gol: tanti, ma fra quelli che fa e che fa fare. Icardi e Higuain pensano soprattutto a farli: il gol ce l’hanno nel sangue. E una cosa è certa: Ronaldo in Spagna alla fine aveva solo un rivale, Messi, in Italia ne avrà qualcuno in più».