Roberto Boninsegna: «Contro il Verona per l'Inter non sarà affatto facile»

Nostra intervista a Bonimba, bandiera interista che chiuse la carriera con la maglia dell'Hellas
27.03.2018 17:00 di Lorenzo Fabiano   Vedi letture
Roberto Boninsegna: «Contro il Verona per l'Inter non sarà affatto facile»

«Oggi ho avuto una discussione con un mio amico; lui... lui è uno di quelli bravi, bravi a credere a quello in cui gli dicono di credere. Lui dice che se uno non crede in certe cose non crede in niente. Be' non è vero... anch'io credo... Credo nelle rovesciate di Bonimba, e nei riff di Keith Richards». Così sentenziava “Freccia”, alias Stefano Accorsi, nel monologo di Radiofreccia, prima pellicola firmata dalla regia di Luciano Ligabue. Basettoni, sguardo ruvido e cazzuto, baricentro basso, e la potenza del tuono nei muscoli operai: gli anni settanta li rivivi nelle figurine di Roberto Boninsegna sugli album Panini. Bandiera dell’Inter (sette anni, uno scudetto e due titoli di capocannoniere) e protagonista in azzurro nell'epopea messicana, dopo aver oltrepassato la cortina di ferro del pallone italico con un trasferimento alla Juventus che provocò più di un mal di pancia, nell’estate del 1979 arrivò trentaseienne al Verona a comporre l’ultimo capitolo della sua storia. Di rovesciate non ne vedemmo, anzi (rimane semmai il doloroso ascesso di un rigore fallito al Bentegodi contro il Brescia). I giorni dei tuoni erano belli che andati. Spentisi i fulmini della tempesta, le sue fibre logore da tante battaglie chiedevano solo quiete. L’Hellas, appena retrocesso in B, viveva giorni di rifondazione e incertezza. Il “Commenda” Garonzi, ormai stanco, era lì lì per lasciare. Si sperava in una pronta risalita, finì in un campionato anonimo. Pur tuttavia, aver visto una leggenda come Bonimba in maglia gialloblù è qualcosa da raccontare ai nipotini. Un onore per la storia dell’Hellas Verona.

Buonasera Bonimba. Sabato nel suo San Siro c’è Inter-Verona. Se parliamo d’Interismi, chi meglio di lei…?
Ahahahah. Questa è buona. In effetti…
Torniamo indietro di quarant’anni. Vogliamo ricostruire le fasi del suo trasferimento a Verona?
Avevo appena concluso il terzo anno alla Juve. Dopo due scudetti e una Coppa Uefa, avevamo appena vinto la Coppa Italia. Boniperti mi propose di fare un’ altra stagione. Con Trapattoni avevo dei problemi e mi si prospettava la panchina. Volevo tornare a casa mia e chiudere la carriera a Mantova. Si fece avanti il Verona. Fu un personaggio straordinario come Garonzi a convincermi. Così accettai.
E poi?
Un giorno al ritiro estivo a Pinzolo arrivò un tizio riccioluto con un vistoso foulard. «E questo chi è…?» Mi chiesi. «Buongiorno, sono Giuseppe Brizzi, il nuovo presidente del Verona» disse lui presentandosi. Ecco, fu in quel preciso momento che capii che non sarebbe stata una grande stagione (ride, ndr). Il presidentissimo Garonzi era insostituibile. Quell’anno successe di tutto. Cambiammo qualcosa come quattro presidenti. Incredibile
Eppure quel Verona sulla carta non era una cattiva squadra
L’allenatore era Veneranda. C’erano giovani di prospettiva come Tricella, Vignola, D’Ottavio, Capuzzo e anziani come il sottoscritto, Roversi, Bergamaschi, e Mascetti. L’obiettivo era la serie A. Dopo un buon avvio, crollammo in primavera. Finimmo a metà classifica. Potevamo fare di più
Veniamo a noi. Come lo vede il Verona attuale. Ce la farà a salvarsi, secondo lei?
E’ li che combatte. Ha fatto qualche exploit. Ne servono altri. Quest’anno l’ho visto nella gara d’andata al Bentegodi con l’Inter. Fece una buona partita, la decise Perisic. L’ho poi rivisto in un paio di occasioni. Secondo me, il Verona qualche punto in più potrebbe averlo. Gli auguro di tutto cuore di salvarsi
Pecchia, è nel mirino della tifoseria
Verona è una piazza importante, ed esigente. Pecchia è sulla graticola dal primo giorno. Lo conosco per averlo allenato quando ero alla guida della Nazionale Under 21 di C. Giocava allora nell'Avellino; era un buon mediano. E’ un bravo ragazzo, una persona seria. E’ un allenatore giovane e preparato. L’organico che ha tra le mani, è quello che è. Il salto dalla serie B alla A, è sempre molto difficile. Se il Verona riuscirà a salvarsi, il merito sarà suo e dei suoi ragazzi 
Sabato come la mettiamo?
Per l’Inter non sarà affatto facile. Sabato sarò in tribuna a San Siro
Già, ma intanto Spalletti pare aver trovato la quadra
In difesa l’inter è a posto. Davanti c’è Icardi. I maggiori problemi sono a centrocampo. L’uomo giusto dalla Fiorentina sarebbe stato Badelj. Invece hanno preso Borja Valero e Vecino. Ora Spalletti ha varato la formula dei due trequartisti, Brozovic e Rafinha; Perisic e Candreva sono in ripresa: a Genova contro la Sampdoria le cose hanno funzionato a meraviglia, ma una partita non fa testo. Serve la controprova.
Un’ultima battuta sulla Nazionale
Mandare in campo una formazione sperimentale contro squadre del calibro di Argentina e Inghilterra, non ha senso. Meglio sarebbe stato affrontare avversari più abbordabili, evitando così di dare i giovani in pasto alla stampa.  Siamo in crisi, e non da oggi. L’errore a mio avviso, fu quello di richiamare Lippi per i mondiali sudafricani. Bisognava svoltare e aprire una nuova pagina, e invece Donadoni lo mandarono a casa optando per la restaurazione. Detto questo, vedo un campionato con troppi stranieri e pochi campioni.