Mandorlini a THV: "Inter-Verona: non c'è nulla di scontato. È il bello del calcio"

Nostra intervista con Andrea Mandorlini, ex mister gialloblù ed ex giocatore nerazzurro
29.03.2018 17:00 di Enrico Brigi Twitter:   articolo letto 374 volte
Zimbio.com
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In vista del prossimo turno di campionato che vedrà di fronte Inter e Verona, abbiamo raccolto le impressioni di un doppio ex d’eccezione: Andrea Mandorlini, mister gialloblù per cinque emozionanti stagioni - impreziosite da ben due promozioni - ma ancor prima indiscusso protagonista in campo per ben sette anni con la maglia nerazzurra. Lo rintracciamo nella sua casa di Ravenna dove, chiusa l’esperienza sulla panchina del Genoa, attende la chiamata giusta per ripartire.

La prima domanda non può che riguardare la partita di sabato. Difficile per lui abbozzare un pronostico, con un cuore inevitabilmente diviso in due, metà nerazzurro e metà gialloblù. "La partita di sabato  tra Inter e Verona è un match dall’esito tutt’altro che scontato, anche se tutto potrebbe far pensare il contrario. I nerazzurri, dopo un periodo di crisi sembrano aver ritrovato lo smalto dei giorni migliori e sospinti da oltre 60.000 spettatori cercheranno punti importanti nella corsa alla qualificazione Champions. Il Verona, dal canto suo, dopo il pesante tonfo interno con l’Atalanta, cercherà di riscattarsi con l'obiettivo di portare a casa un risultato positivo, fondamentale nella rincorsa alla salvezza. Una partita aperta a qualsiasi risultato, perchè proprio questo è il bello di uno sport come il calcio".

Gli chiediamo un parere sugli obiettivi stagionali delle due squadre. "L’Inter ha tutte le carte in regola per raggiungere la qualificazione alla prossima Champions League. Il Verona, che sembrava spacciato sino a qualche settimana fa, ha ritrovato punti e fiducia ed ora sembra pronto a giocarsi tutte le sue carte per rimanere in serie A. Naturalmente il mio auspicio è quello che entrambe possano farcela".

Inter e Verona per Andrea Mandorlini non sono solamente una partita di calcio ma rappresentano prima di tutto una parte importante della sua carriera sportiva, prima da calciatore e poi da tecnico.  Inter significa sette stagioni, lo scudetto dei record, la coppa UEFA, ben 275 presenze, 13 gol e tanto altro ancora. “Per me, tifoso interista,  l’essere arrivato ad indossare la maglia dell’Inter rappresenta la realizzazione del mio sogno di bambino. Sette anni di successi indimenticabili impreziositi da ricordi indelebili come, ad esempio,  quello di aver fatto parte dell’Inter dei record, un'emozione che porto sempre dentro di me con grande orgoglio”.

Gli chiediamo se esiste un rammarico per non aver trovato spazio in nazionale azzurra. Aggiunge il tecnico: “L’ambizione e la speranza ci sono sempre state, soprattutto alla luce delle prestazioni e dei successi ottenuti in maglia nerazzurra. Tuttavia era il periodo di Franco Baresi, probabilmente un libero inarrivabile per tutti in quei tempi”. 

Subito dopo l’Inter ecco, però,  il Verona. Giunto in riva all’Adige quasi in sordina nel lontano novembre 2010 (chiamato dal compianto presidente Martinelli in sostituzione di Giuseppe Giannini, ndr) ha condotto i gialloblù dall’inferno della Lega Pro sino all’olimpo della serie A - unico tecnico nella storia dell’Hellas ad ottenere due promozioni - arrivando a sfiorare da vicino la qualificazione alla coppa UEFA. Prosegue sempre Mandorlini:  “Verona rappresenta per me la più bella esperienza da tecnico, un’esperienza che non potrò mai dimenticare. Oltre ai risultati sportivi, le due promozioni, i due titoli di capocannoniere ( Daniele Cacia in B e Luca Toni in A ndr ) e i tanti giocatori valorizzati, conservo un legame indissolubile con l’ambiente, la sua grande tifoseria e con la città che nessuno potrà mai togliermi e del quale sono e sarò sempre orgoglioso. Insomma, come dire... per me Verona è Verona...” 

Chiudiamo questa piacevole intervista chiedendogli qualcosa sul suo futuro. “Dopo l’esperienza - purtroppo negativa - di Genova, sono in attesa della chiamata giusta, di un progetto serio con il quale ripartire. Naturalmente non chiuderei la porta davanti a chiamate “in corso” anche se preferirei trovare una piazza dove poter partire dall’inizio. A dir la verità, giunsi a Verona da subentrato e poi sapete tutti bene come è andata a finire. Non si può mai dire cosa riservi il futuro....

In bocca al lupo, Mister!