Gepy Pugliese : "Sono molto fiducioso per la sfida playoff con il Pescara"

22.05.2019 17:00 di Enrico Brigi Twitter:    Vedi letture
© foto di Federico De Luca
Gepy Pugliese : "Sono molto fiducioso per la sfida playoff con il Pescara"

In vista della doppia sfida tra Verona e Pescara, abbiamo raccolto le sensazioni di Gepy Pugliese, ex gialloblu che visse da vicino la doppia sfida con gli abruzzesi nel lontano 2010. Allora la squadra guidata da Eusebio Di Francesco sconfisse in finale playoff la squadra scaligera, guadagnando la promozione in serie B. 

A distanza di nove anni si ripete la doppia sfida tra Verona e Pescara. Nella precedente occasione gli abruzzesi guadagnarono la promozione in serie B. Ora, invece, è in palio l’accesso alla finale per salire in serie A. Che ricordi hai e come vedi la sfida odierna?

«Ricordo molto bene la finale del 2010. Si trattava di una partita molto sentita, frutto anche della grande rivalità emersa durante lo svolgimento della stagione regolare. Vavassori, arrivato al posto di  Remondina in occasione dell’inizio dei playoff, scelse un nuovo modulo che mise in grossa difficoltà il Pescara. Disputammo una grande partita che, purtroppo, fu condizionata dalla mia espulsione avvenuta in occasione di un rigore concesso per un mio presunto fallo di mano. La partita terminò sul risultato di 2 a 2 mentre nel ritorno a Pescara, non riuscimmo nell’impresa di ottenere la vittoria che ci avrebbe regalato la promozione. Naturalmente, a causa della squalifica, fui costretto a seguire i miei compagni dalla tribuna. Riguardo alla sfida odierna, invece, sono molto fiducioso. L’arrivo di Aglietti ha portato una ventata di entusiasmo che è concisa con due ottime prestazioni. Credo che il Verona abbia tutte la possibilità di riuscire a passare il turno

La gara di stasera presenta un curioso ricorso storico. Anche allora coincise con l’arrivo di un nuovo tecnico. Nel 2010 Giovanni Vavassori prese il posto di Remondina, esonerato dopo l’ultima giornata di campionato. Oggi Alfredo Aglietti siede sulla panchina gialloblu dalla penultima di campionato. Come vive la squadra situazioni come questa? «In queste situazioni si vivono sentimenti contrastanti. Da un lato emerge la grossa delusione per l’esonero di un allenatore con il quale si è lavorato per un’intera stagione. Dall’altra parte, tuttavia, c’è sicuramente l’entusiasmo che porta un nuovo allenatore con il quale vengono obbligatoriamente riviste tutte le gerarchie e ogni giocatore ha la possibilità di mettersi nuovamente in luce. In tutti, naturalmente, anche per riscattare il trend negativo, il desiderio di riscatto è molto forte. »

Nella gara di andata il Verona potrà contare sulla spinta del Bentegodi, uno stadio che sa essere il dodicesimo uomo in campo. « Il Bentegodi è uno stadio che ti dà una carica incredibile. Sotto questo aspetto ricorda uno stadio inglese dove l’incitamento è continuo ed incessante fino al novantesimo. L’importante è mostrare sempre impegno e attaccamento alla maglia. Io ero un giocatore così, abituato a dare tutto sul campo ed è forse anche per questo che i tifosi gialloblu si ricordano sempre molto volentieri di me. »

Infine, un cenno sulla tua esperienza in maglia gialloblu. Dopo la stagione coincisa con la finale playoff persa, andasti a Varese in B dove disputasti uno dei migliori campionati della tua carriera. Tornato in riva all’Adige, il primo anno ci fu il dualismo con Scaglia mentre l’anno dopo, quando probabilmente il posto sarebbe stato tuo, un brutto infortunio in precampionato scombinò tutte le tue meritate aspettative. « Dopo la delusione di Pescara, disputai una grande stagione a Varese. Una volta tornato, Mandorlini preferì inizialmente Scaglia mentre nella seconda parte del campionato ci fu per me maggior spazio. L’anno successivo, invece, quando il posto sembrava potesse diventare mio, con Fatic in seconda battuta, un brutto infortunio subito in un amichevole estiva contro la Fiorentina mi costrinse a saltare praticamente l’intera stagione. Conservo un forte rammarico perché quel campionato, che si sarebbe concluso con la promozione in serie A, avrebbe sicuramente rappresentato per me la mia definitiva consacrazione. Un vero peccato perché negli anni successivi, trascorsi con altre maglie, la mia condizione non tornò più come prima. Di Verona, comunque, conservo sempre un bellissimo ricordo.»