In occasione della trasferta di Salerno è arrivata la prima sconfitta di questo campionato. Il caldo terreno dell’Arechi non è mai stato particolarmente benevolo nei confronti dei gialloblù che da queste parti raramente hanno raccolto punti. Anche nell'anno dello spareggio play off che sancì la promozione in B, infatti, i ragazzi di Mandorlini, per loro fortuna senza particolari conseguenze, ci lasciarono le penne. Questa volta, dopo le positive prestazioni ottenute contro Crotone in trasferta e Spezia in casa, coincise entrambe con una vittoria, le aspettative erano quelle di tornare anche dalla Campania con un risultato positivo. E’ arrivata, invece, una battuta d’arresto che non significa nulla o quasi ma che non deve per questo essere presa – come dire – sottogamba. Di questi tempi, due anni addietro, quando sulla panchina scaligera sedeva il mai rimpianto Fabio Pecchia, fu proprio una doppia sconfitta, anche se decisamente diversa nelle proporzioni, la causa di una crisi di identità che arrivò a minare da vicino le certezze di un gruppo che viaggiava già a vele spiegate. Le due situazioni sono oggettivamente molto diverse l’una dall’altra, tuttavia il monito serve per evitare pericolosi errori di valutazione. Contro la compagine di Stefano Colantuono, i giocatori gialloblù sono scesi in campo con un pizzico di presunzione di troppo, forse a torto convinti di poter uscire indenni dal terreno di gioco con il minimo sforzo, dimenticando che quando si è “primi delle classe” ti aspettano tutti al varco. La Salernitana, con la gentile complicità di Silvestri, ha fatto bottino pieno con l’unico vero tiro in porta dell’incontro ma i gialloblù hanno fatto decisamente poco per cambiare l’inerzia del match. Se togliamo la conclusione sottomisura di Laribi – miracolosamente respinta dall’estremo difensore ospite – e un tiro senza molte pretese di Matos, non si ricordano altre iniziative degne di nota. La sconfitta non complica i piani ma come tutte le sconfitte offre qualche spunto di riflessione. La fase difensiva presenta ancora ampi margini di miglioramento. Le incertezze mostrate in qualche occasione da Silvestri – specialmente sulle palle alte – e la scelta di puntare su Marrone come difensore centrale , abito non proprio “su misura” per l’ex centrocampista fra le altre di Bari e Juventus, continuano a suscitare più di una perplessità. Serve sicuramente una maggior dose di attenzione , inoltre, nella gestione del mai amato turnover che,  se male utilizzato, rischia di diventare quasi controproducente ( Pecchia docet). Infine l’annoso dilemma relativo all’impiego a singhiozzo di  Giampaolo Pazzini gettato nella mischia quando la partita volgeva al tramonto. Nel calcio la riprova non esiste tuttavia la rinuncia al capitano gialloblù, almeno in questi termini,  non finirà mai di sollevare opinioni contrastanti. Il pallino rimane alla fine sempre in mano a Fabio Grosso, unica figura deputata a “far quadrare i conti”. Maggior solidità difensiva e maggior concretezza sotto porta sembrano essere sin da subito le principali priorità. Già da venerdì quando, prima della sosta, i gialloblù riceveranno tra le mura amiche il neopromosso Lecce.

Sezione: Editoriale / Data: Mar 2 Ottobre 2018 alle 17:30
Autore: Enrico Brigi / Twitter: @enrico_brigi
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